DAI CUORICINI AI SONDAGGI: COME CAMBIA TWITTER

Troppo complessa: questo forse il principale motivo che impedisce alla piattaforma di microblogging di veder decollare il numero di utenti attivi, fermo ad oggi a soli 320 milioni. Vediamo le ultime trasformazioni in nome della semplicità che, però, minacciano di snaturare il sito omologandolo ai social dominanti (Facebook in primis).

 

Dalle stelline ai cuoricini

L’ultima novità è stata l’abbandono delle stelline, i Preferiti, per i cuoricini, ovvero i Like, uniformandosi così a Facebook ma anche a Vine, Instagram e Periscope. Di certo i Preferiti erano in crisi da tempo e molti si chiedevano l’utilità di questa forma di interazione e il suo valore aggiunto rispetto al Retweet o alla menzione. Il team di Twitter spiega, sul blog, la scelta proprio nel nome di una maggiore semplicità di utilizzo, capace anche di esprimere meglio le emozioni, così come sperimentato già con successo su Periscope:

“Il cuore, a differenza della stella, è un simbolo universale che ha un significato analogo in tutte le lingue e culture del mondo. Il cuore è più eloquente, ti permette di trasmettere una serie di emozioni e di connetterti facilmente con gli altri. E i nostri test hanno dimostrato che la nuova icona piace alle persone”.

twitter cuori

Non un grande cambiamento per la verità che non mi sembra possa incidere in maniera significativa sui livelli di coinvolgimento. Comunque si vedrà se il cambiamento sarà gradito agli utenti e porterà a maggiori e nuove forme di utilizzo.

 

I sondaggi interattivi per aumentare l’engagement (e attrarre le aziende)

I sondaggi Twitter (Twitter polls) sono uno strumento gratuito, prima riservato ai soli USA, di recente reso disponibile anche per il mercato europeo. Usato principalmente per misurare il sentiment dei follower può essere declinato in diversi modi non solo, quindi, per verificare il gradimento per contenuti, prodotti, idee. Spazio, dunque, alla creatività da parte di aziende e brand di ogni tipo che possono ideare giochi legati a sondaggi (gamification) o misurare il sentiment in real time (real time marketing) ad esempio durante i programmi tv sempre più spesso seguiti anche sulla piattaforma usata come second screeen! E’ bene sapere che attualmente i sondaggi sono limitati a due sole opzioni (in nome dell’immediatezza), attivi solo per 24 ore (quindi un tool di misurazione e interazione istantanea), il voto è anonimo (per facilitare la partecipazione) ma il risultato totale di voto è pubblico (quindi niente sondaggi privati).

twitter polls

 

Twitter Moments e l’importanza della Content Curation

Anche Moments è uno strumento introdotto per rendere il social network più comprensibile e più facilmente consultabile dagli utenti. Infatti, di fronte alla marea di tweet e hashtag che scorrono continuamente sulla piattaforma, Moments promette di aiutare ad orientarsi, consentendo di accedere con un solo click ai più rilevanti temi di tendenza di quel giorno. La funzione, per ora attiva solo negli Usa, permette di approfondire ogni tema (o moment) attraverso una serie di tweet, foto e video raccolti sull’argomento. Questa scelta dimostra come il team di Twitter sia consapevole dell’importanza della curation dei contenuti per conquistare l’attenzione degli utenti sottoposta ad una valanga di contenuti differenti. Del resto anche Facebook si sta muovendo in questa direzione da tempo cercando di migliorare il suo motore di ricerca interno e, di recente, con il nuovo sistema di notifiche sulla app mobile che riunisce anche le news e gli eventi interessanti anche in base alla geolocalizzazione dell’utente.

Certamente una trasformazione della piattaforma era attesa da tutti, e forse era doverosa, dal momento delle difficoltà vissute dal social network, tuttavia, sarebbe forse necessario inserire questi cambiamenti nell’ambito di una strategia complessiva per non rischiare di perdere la propria unicità e originalità a scapito della (seppur necessaria) semplificazione.

Leggi l’articolo originale su Ferpi.it http://www.ferpi.it/dai-cuoricini-ai-sondaggi-come-cambia-twitter/

Annunci

La rivoluzione mobile analizzata da Facebook

Uno dei motivi del primato di Facebook è la sua capacità di mantenersi sempre avanti rispetto ai competitors seguendo, e spesso, anticipando le nuove tendenze del mercato. Così non stupisce l’attenzione della compagnia per uno dei fenomeni del nostro tempo: la rivoluzione del mobile. Analizziamo i principali insight dall’approfondimento pubblicato di recente sul blog della piattaforma social.

Dal desktop al mobile: l’e-comerce è sempre più m-commerce

Il passaggio sta avvenendo in modo sempre più chiaro e veloce, in particolare nel settore commerciale. Secondo eMarketer le vendite da mobile commerce negli USA dovrebbero raggiungere quest’anno i 74 miliardi, in crescita del 32% dal 2014. Anche Facebook ha osservato una crescita analoga nel suo report del primo quadrimestre dell’anno, rilevando come da gennaio a maggio ben 3 su 10 acquisti online sia avvenuta da mobile e così nello stesso periodo anche la frequenza di acquisto da dispositivi mobili è aumentata del 35%.

Anche in Italia, secondo il report State of Mobile Commerce di Criteo, la percentuale delle transazioni da mobile supera il 27% e di queste ben il 57% avviene tramite smartphone. Infine i siti ottimizzati per il mobile registrano un tasso di conversione doppio rispetto a quelli che non lo sono.

mtl_blog1_graphic1

Verso la multicanalità

Così il percorso di acquisto è sempre meno lineare e passa per l’uso multiplo di diversi dispositivi. Smartphone, desktop e tablet vengono usati in diverse combinazioni per informarsi e prendere decisioni d’acquisto. Ma, ci ricorda Facebook, la costante in questo percorso cross-device e cross-channel è il dispositivo mobile, compagno irrinunciabile di circa il 73% delle persone. La forza del Fattore-M sta tutta qui, nell’essere sempre presente e a portata di mano quando serve.

mtl_blog1_graphic2

Dal grande al piccolo schermo

Passando sempre più tempo sui telefoni mobili si assiste, quindi, anche al passaggio verso schermi più piccoli. Inoltre sembra che le persone percepiscano gli schermi dei propri telefonini più grandi di quanto lo siano in realtà, probabilmente grazie al senso di vicinanza fisica ed emotiva che instaurano con i loro dispositivi.

Tuttavia i motivi principali che portano a preferire l’acquisto via desktop sono proprio la maggiore facilità nell’usare uno schermo più grande (54%) e la possibilità di vedere tutti i prodotti disponibili (54%), operazione più ardua sui piccoli schermi dello smartphone così come il paragonare diverse offerte e produttori e la ricerca di informazioni.

Quindi c’è molto da fare lato aziende per rendere più ‘user friendly’ l’esperienza di navigazione e di acquisto mobile. Facebook, dal canto suo, ha appena introdotto nella versione mobile un nuovo look per le Notifiche app: ora saranno raggruppate in schede suddivise per contenuto e non riguarderanno più solo le novità della propria rete di contatti ma molto altro, dal meteo ai programmi tv agli eventi locali grazie alle opportunità offerte dalla geolocalizzazione.

Conclusioni

Da quanto detto si comprende come sia sempre più fondamentale per aziende e organizzazioni conoscere il proprio target e riuscire ad entrare in contatto con esso usando contemporaneamente più dispositivi. Non si può più pensare a siti che non siano ottimizzati al meglio per la visione mobile, all’uso di immagini e video o all’uso di app coinvolgenti se si vuole generare vendite e rimanere competitivi sul mercato in rapida evoluzione. Le persone cercano sempre più personalizzazione, innovazione e contenuti visual e accattivanti: pericoloso deluderli.

Puoi leggere l’articolo anche sul sito di Ferpi http://www.ferpi.it/facebook-e-la-rivoluzione-mobile/

Facebook e Youtube la battaglia a colpi di video continua

I video sono diventati la tipologia di contenuto vincente nella comunicazione online tanto da diventare i protagonisti della maggioranza delle campagne di marketing e comunicazione. Perciò se “Content is the King” forse oggi si può dire “Video Content is the King”. Le grandi piattaforme non stanno certo a guardare e da tempo si stanno muovendo per accaparrarsi quote sempre più ampie del promettente mercato visual. La sfida che si delinea vede in campo da un lato Youtube, la piattaforma che ha dato origine a questo fenomeno e lo domina da tempo, e dall’altro il giovane sfidante Facebook che, forte del suo oltre miliardo di utenti, cerca di insidiarne il primato. Nel mezzo il trend della visione da mobile (leggi smartphone) in continua crescita. Ecco qualche ricerca e qualche numero che testimoniano questa battaglia.

 

1.Tempo di visualizzazione dei video a confronto

Secondo uno studio di comScore e UBS pubblicato nella primavera del 2015 i consumatori americani avrebbero aumentato il tempo della visualizzazione dei video del 17% dal 2014. Gran parte di questo incremento proviene dagli utenti mobili che hanno aumentato il tempo speso sulla piattaforma del 31%. L’incremento registrato da Facebook nello stesso periodo è molto maggiore (852%) ma ciò è dovuto al fatto che la piattaforma partiva praticamente da zero nel 2014 quando si è cominciato ad investire e a spingere sui contenuti video. Nel caso di Youtube, invece, l’aumento va diluito negli oltre 10 anni di attività del sito. Quindi in termini di tempo di visione Youtube continua a prevalere registrando il doppio del tempo rispetto a Facebook (34 miliardi di ore totali nel 2015 rispetto ai 14.3 miliardi di ore su Fb).

Proprio per recuperare rapidamente terreno in questi giorni è arrivata la notizia secondo cui Facebook starebbe testando una sezione appositamente dedicata ai video dove confluiranno tutti i filmati salvati dagli utenti, dagli amici, dalle pagine e personaggi famosi seguiti e quelli consigliati dalla stessa piattaforma. In tal modo, creando un luogo dedicato alla visione dei video, si cerca di ridurre la fruizione occasionale e casuale tipica dei social per aumentare il tempo dedicato a tale attività.

 

  1. Introiti pubblicitari in crescita

Rispetto agli introiti pubblicitari Youtube continua a dimostrare ricavi in crescita. Secondo gli analisti, infatti, la piattaforma di condivisione video guadagnerà dalla pubblicità circa 1.55 miliardi nel 2015 che dovrebbero arrivare a 2 miliardi nel 2017. Seppure tale cifra sia sensibilmente  inferiore ai 4 miliardi circa di ricavi calcolati per Facebook nel secondo quadrimestre del 2015 è necessario ricordare che in quest’ultimo caso la cifra si riferisce al totale delle varie fonti di advertising mentre nel caso di Youtube è impressionante come tali cifre provengano esclusivamente dalla visione dei video.

Tuttavia Facebook domina oramai nelle pianificazioni pubblicitarie risultando la prima piattaforma su cui pubblicitari e marketers intendono pubblicare annunci pubblicitari sui video. Come risulta da un sondaggio effettuato all’inizio del 2015 su un campione di pubblicitari e agenzie negli USA (fonte Mixpo) se nel 2013 la percentuale era 63% degli intervistati usavano video ads su Fb rispetto al 77.8% che invece preferivano Youtube, nel 2015 tale proporzione si è invertita e Fb ruisulta la destinazione principale degli investimenti pubblicitari nei video.

 

 

  1. Il target giovane

Infine bisogna considerare l’appealing che tale tipo di contenuti riveste per i più giovani. Un segmento di mercato particolarmente interessante in quanto tradizionalmente più propenso a spendere per le proprie passioni e d’altro canto sempre più difficile da raggiungere con i canali tradizionali. Da questo punto di vista Youtube può vantare una sicura predilezione da parte di questo target che lo utilizza massicciamente per vedere e condividere video più o meno amatoriali (dai filmati homemade al fenomeno degli Youtubers) ma anche e forse soprattutto contenuti professionali realizzati dai Brand. Per dimostrarlo nel luglio del 2015 Google insieme a Pixability ha effettuato una analisi dei trend di visione e di pubblicazione dei video sulla piattaforma da cui è risultato, tra le altre cose, che 4 dei 10 top trending video erano prodotti professionalmente dai brand e che le iscrizioni ai canali aziendali sono aumentate del 47%. Ciò significa, grazie anche ad un uso sempre più sofisticato e consapevole di questi strumenti da parte delle aziende, che su questo canale non dominano più solo UGC (contenuti generati dagli utenti) e scambi peer to peer. Anche su questo fronte tuttavia la concorrenza è sempre più agguerrita non solo da parte di Facebook che con l’acquisto di Instagram e di WhatsApp ha conquistato una forte fetta del target giovanile ma anche con l’ingresso di nuovi player che consentono di girare e condividere facilmente mini video in loop (Vine, Snapchat, Periscope, Meerkat ecc).

 In conclusione la guerra per la conquista del mercato video, da mobile in particolare, è chiaramente aperta senza alcuna certezza, come del resto ci insegna il veloce e volubile mondo della comunicazione online, di quale sarà il vincitore.

Leggi l’articolo originale su Ferpi http://www.ferpi.it/facebook-e-youtube-la-battaglia-a-colpi-di-video-continua/

Perché e come fare Social Customer Care

I social media sono oramai entrati di fatto tra gli strumenti di marketing e di comunicazione di tutte le aziende e organizzazioni, grandi e piccole. Tra i diversi scopi per i quali questi canali possono essere utilizzati sta assumendo crescente importanza il cosiddetto “Social Customer Care”. Di cosa si tratta e in cosa si differenzia dall’assistenza clienti tradizionale? Perché dovrebbe essere implementato e come? Quali le modalità e strategie più efficaci?

Definizione

Il Social Customer Care può essere definito come il servizio clienti svolto tramite i canali social su cui il brand è presente (Facebook e Twitter tra i principali ma non solo). Comprende, quindi, tutte le attività connesse con la cura del consumatore (attuale e prospect), dalla gestione delle richieste e delle domande all’offerta di assistenza. Rispetto al CRM tradizionale, che si focalizzava sulla raccolta e gestione di dati dei consumatori (acquisti passati, caratteristiche sociodemografiche, storico dei contatti ecc), aggiunge un livello ulteriore e più profondo di informazioni, quelle (sempre più numerose e dettagliate) provenienti dai social networks. (fonte Wikipedia)

Perché e dove

E’ bene premettere che fornire il servizio ai clienti sui social media non è una scelta obbligatoria per aziende e brand ma che, così come la decisione più generale di stabilire una presenza su queste piattaforme, deve essere frutto della consapevolezza dei principali vantaggi e svantaggi ad esso connessi. Inoltre prima di aggiungere un nuovo canale di comunicazione è importante verificare dove sono più attivi i propri clienti e quali piattaforme usano maggiormente o si aspettano di usare per interagire con l’azienda/organizzazione.

D’altro canto il fatto stesso di essere presenti su un canale social si traduce per gli utenti nell’aspettativa  di potersi interfacciare con il brand per qualsiasi curiosità e richiesta in qualunque momento.

Qualche numero

A dimostrazione di questa tendenza basta riportare alcune statistiche e dati raccolti negli Stati Uniti (ricerca NMincite New York), sui comportamenti dei clienti e sulle loro aspettative quando si tratta di servizio clienti svolto sui social media:

  • Il 49,5% dei giovani (18-24 anni) preferisce i servizi di Assistenza Social ma ben oltre il 30% di media degli over 35 lo ritengono importante e interessante.
  • Il 65% dei clienti ritiene che l’Assistenza sui Social Media sia migliore rispetto al dover chiamare un Centro Assistenza tradizionale.
  • Il 47% degli utenti sui Social Media si sono avvicinati/hanno preso confidenza con un brand attraverso interazioni Social (domande, reclami).
  • Il 42% dei consumatori si lamentano sui Social Media e si aspettano una risposta dal brand entro 60 minuti.
  • Il 24% dei consumatori si aspetta una risposta entro 60 minuti indipendentemente dal giorno o l’ora del reclamo (anche nei giorni festivi).
  • I clienti sono alla ricerca di risposte significative da parte dei brand, 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

Criteri

Se questi numeri sembrano dimostrare la necessità e l’utilità del Social CRM è bene, tuttavia, che l’impresa/organizzazione sia consapevole dei criteri da soddisfare su questo tipo di piattaforme per evitare uno spiacevole effetto boomerang nel caso in cui le aspettative degli utenti venissero deluse. Le statistiche riportate mostrano come i fattori chiave per un supporto efficace siano: tempestività della risposta, personalizzazione del servizio e capacità di effettivo problem solving:

-velocità: si è visto come la maggior parte degli utenti che si rivolge ad un Brand attraverso i social media si aspetti una risposta in tempi brevi (massimo 60 minuti). Ciò significa che per offrire un supporto efficace è necessario poter garantire feedback il più possibile immediati.

familiarità: l’utente inoltre non ama le risposte standard e automatiche ma cerca un contatto personalizzato con l’azienda, specifico e basato sulle sue esigenze del momento. Ciò implica la disponibilità di operatori dedicati e di uno staff sapientemente formato.

risolutività, infine, la capacità di problem solving è determinante per la soddisfazione del cliente e, quindi, per la reputazione dell’azienda. Il cliente si aspetta che la sua richiesta oltre ad essere evasa quasi immediatamente venga risolta in modo risolutivo e definitivo. Meglio evitare il riproporsi di problematiche e/o disservizi parzialmente o non del tutto risolti per non dover fronteggiare crisi dai risvolti negativi.

Strategie:

Che si utilizzi come strumento il DM (messaggio privato),  piattaforme esterne dedicate o social app concludo questo approfondimento sul Social CRM con qualche utile consiglio tratto da un recente articolo di Social Media Examiner, per una strategia di assistenza ai clienti efficace:

1.Predisporre un piano di Social CRM composto da: la strategia per costruire e mantenere la relazione con il proprio target, gli strumenti che si intende utilizzare per rispondere ai clienti e un piano per la gestione dei momenti di crisi (figure coinvolte, esempi di possibili domande e risposte, referenti ecc).

2.Formare il proprio Staff: è necessario infatti che i dipendenti che dovranno gestire il servizio conoscano bene i principi e i protocolli suddetti e siano consapevoli dell’importanza in termini reputazionali di un feedback positivo alle richieste dei consumatori.

3.Rispondere alle lamentele e agire: i commenti negativi non piacciono a nessuno ma è meglio affrontarli direttamente online magari cercando di spostare la conversazione su un canale privato (messaggio diretto, email, telefono) piuttosto che limitarsi a nasconderli. Ciò avrà effetti positivi anche sugli altri utenti che potranno apprezzare il fatto che il brand abbia risposto alla critica dimostrando attenzione verso il consumatore.

Leggi qui l’articolo originale http://www.ferpi.it/social-customer-care-come-e-perche/

Lo stato del Real Time Marketing

Cos’è il real time marketing? Quali sono le tattiche più utilizzate e con quali motivazioni? Wyn ha realizzato una ricerca intervistando 200 marketer (tra direttori e superiori) di grandi aziende (con fatturato di almeno 100 milioni di dollari) per fornire una istantanea più precisa sullo stato dell’arte di questa pratica. I risultati forniscono utili spunti per imprese, organizzazioni e comunicatori italiani spesso ancora in ritardo su questo fronte.

Per la maggioranza degli intervistati il Real Time Marketing (d’ora in poi RTM) consiste nella capacità dell’azienda di rispondere in pochi minuti ad un evento, mentre il 26% parla invece di secondi. Tuttavia le prestazioni reali rimangono al di sotto delle aspettative dal momento che solo il 4% riesce a rispondere in meno di un minuto, il 25% in meno di 15, il 26% tra i 16 e i 30 minuti e tutti gli altri in un tempo maggiore .

Riguardo alle tattiche più utilizzate il 62% cita l’invio di email automatiche al verificarsi di un certo evento, il 58% la capacità di reagire rapidamente a notizie, trend ed eventi sui social media e di coinvolgere i consumatori dialogando sui social, il 57% di produrre contenuti personalizzati sulla base di queste interazioni ma anche contenuti aggiornati di frequente e originali (54%). Le offerte via email o app basate sulla geolocalizzazione degli utenti (quindi l’uso delle tecnologie più recenti e all’avanguardia) viene citato, invece, solo da una minoranza del campione (34%).

Infine la ricerca indaga le motivazioni alla base dell’uso delle strategie di RTM. Tra queste le principali risultano la creazione e il rafforzamento delle relazioni con i clienti (56%), l’integrazione di contenuti esistenti, l’aumento della visibilità e del coinvolgimento sui social media e (49%), l’integrazione delle strategie di e-commerce e l’individuazione di nuovi segmenti di audience. Meno rilevanti l’utilizzo del RTM in ottica SEO o per individuare e ingaggiare influencers di settore, accrescere il tempo speso sul sito e analizzare il sentiment del brand.

Conclusioni

Dalla ricerca emerge, quindi, come tale strumento sia visto e usato in ottica fortemente relazionale (non a caso i social media sono tra i canali di comunicazione più impiegati) a fini di business. In altre parole si investe e si rafforza il rapporto con la propria audience per ricavarne vantaggi sfruttabili per le altre attività commerciali online e offline. Pertanto tale pratica risulta strettamente interconnessa con tutte le altre leve del marketing (dall’e-commerce all’email marketing alla content strategy e al community management) e con esse si deve necessariamente integrare e coordinare per raggiungere i risultati sperati. La crescente diffusione del mobile commerce e della navigazione da dispositivi mobili probabilmente renderà nel prossimo futuro più popolari pratiche ancora poco sfruttate (come la geolocalizzazione). Questo unito alle crescenti aspettative degli utenti digitali di tempi di reazione sempre più veloci rispetto a bisogni e desideri del momento rendono tale strategia sempre più centrale per aziende e organizzazioni.

Leggi l’articolo originale su Ferpi http://www.ferpi.it/lo-stato-del-real-time-marketing/

Media digitali vs. tradizionali: tempi e modelli di consumo a confronto

Mass media e digital media sono spesso, se non sempre, posti in contrapposizione, quasi in lotta tra loro per la conquista del tempo e dell’attenzione degli individui. Ma come sta evolvendo in realtà il loro rapporto? Come si configura la dieta mediale contemporanea? Quali nuove tendenze prevalgono? E soprattutto i famosi ‘old’ media sono davvero oramai obsoleti e destinati a perire? L’interessante ricerca “Digital vs Traditional Media Consumption” del Global Web Index cerca di quantificare questo fenomeno tanto dibattuto analizzando e confrontando, tra le altre cose, il tempo speso sui mezzi di comunicazione tradizionali (tv, stampa, radio ecc) e su quelli digitali (gaming, social netwotking).

Il consumo mediale per fascia di età

I più giovani sono i più forti utilizzatori del web da mobile con un utilizzo medio di 3,25 ore (confrontato con il più modesto 0.58 ore della fascia 55-64 anni). A conferma di ciò il 43% del tempo speso online (7.50 ore in media) dei 16-24 avviene da mobile, percentuale che scende drasticamente al 14% per la fascia di età più anziana. A completare il quadro del consumo mediale ‘giovane’ sono il primato per la visione di tv online (più di una ora al giorno superando, nel caso della Cina e dell’Irlanda, il tempo speso sulla tv tradizionale), dei social networks (2.68 ore al giorno) e nella tendenza a usare il mobile come second-creen.

media consumption giovani

Uso Globale tra canali tradizionali e digitali

Il tempo speso sulla tv tradizionale è diminuito in 22 dei 31 paesi analizzati ma rimane ancora superiore a quello della tv online dovunque e si conferma la principale attività mediale giornaliera. Allo stesso modo il consumo di radio è calato in 23 paesi ma resta comunque superiore ad altre forme di fruizione. Solo per la stampa si è verificato il ‘sorpasso’ della versione online rispetto a quella tradizionale in quasi tutti i mercati.

Viceversa il consumo di Internet continua a crescere e quote crescenti di questo tempo sono rappresentate dall’uso dello smartphone, con un tasso di crescita dal 2012 dal 22 al 33% . L’effetto dei nuovi media, quindi, sembra consistere non tanto nell’intaccare l’accesso da altri device ma nell’aumentare il tempo speso sul web.

Infine il tempo dedicato al social networking continua ad aumentare, essendo salito da una media di 1,61 ore nel 2012 a 1,77 ore nel 2015. Questo dato va letto però insieme a quello secondo cui l’80% degli utenti afferma di usare altri dispositivi (il famoso second screen) mentre guarda la tv.

media consumption tv

I Media tradizionali non sono morti ma stanno evolvendo

In sintesi la ricerca contribuisce a sfatare il mito della prossima morte dei vecchi media ad opera di quelli digitali. Quello che si sta verificando, piuttosto, è una trasformazione nei tempi e nelle modalità di consumo che sempre più si mescolano e si sovrappongono fino a offuscare in certi casi (si pensi ai progetti di Apple di una tv che consenta l’accesso allo streaming online o ai canali social delle emittenti radio) i confini tra i due mondi.

Leggi l’articolo su Ferpi http://www.ferpi.it/old-e-digital-media-tempi-e-modelli-di-consumo-a-confronto/

INTERNET: TUTTI I TREND DEL 2015

Tutti i principali trend del mondo Digital, Mobile e Social sono stati raccolti e sistematizzati nella ricerca annuale dell’istituto americano KPCB ( Kleiner, Perkins, Caufield e Byers). Quali sono i cambiamenti del momento? Quali le conseguenze per i professionisti delle relazioni pubbliche?

Un mondo sempre più connesso

In poco meno di un ventennio (dal 1995 al 2014) sono passati dallo 0.6% al 36% della popolazione mondiale. Ancora più sorprendente la crescita del mobile che raggiunge una penetrazione del 73% grazie anche alla diffusione crescente degli smartphone che consentono a ciascuno di essere connesso ‘always on’ alle proprie reti sociali e di accedere da ogni dove a informazioni in ‘real time’. La supremazia dei devices mobili è confermata dalle quote crescenti di advertising, dal conseguente  adattamento dei formati pubblicitari a questi dispositivi, dall’esplosione del fenomeno delle app e del mobile commerce (si pensi alla comparsa del tasto compra su tutti i social media più popolari, Fb, Twitter). Una comunicazione che non sia ‘responsive’ ovvero fruibile da molteplici devices (sia in termini di formati che di conseguente tipologia di contenuti) non è più pensabile.

La diffusione delle app di messaggistica

La popolarità e la diffusione degli smartphone e, quindi, l’esplosione del mondo delle app ha portato alla crescita esponenziale della messaggistica istantanea capace di rispondere al conseguente bisogno di comunicazione real time tra gli utenti mobili. 6 delle top 10 app sono, infatti, di messaggistica.

I leader della messaggistica (WhatsApp, Facebook Messenger, Wechat) stanno cercando di sfruttare il loro successo per creare un sistema operativo cross piattaforma diventando veri ‘hub’ di comunicazione in grado di fornire molteplici servizi differenti. Al momento, però, manca un app che integri tutte le forme di comunicazione ma la maggior parte degli individui ne utilizza più contemporaneamente per rispondere a diversi bisogni. I messaggi e le notifiche sono, dunque, le nuove leve del mobile marketing.

I contenuti sono sempre più Generati dagli utenti, Curati & Sorprendenti

La capacità di controllo degli utenti sulla ricerca e selezione dei contenuti è cresciuta significativamente dal 1995 a oggi. Questo proprio grazie all’avvento del web 2.0 e dei  social media che hanno spostato l’asse del potere dai tradizionali intermediari di comunicazione (i famosi mass media) nelle mani dei singoli individui. Il contenuto è cambiato di conseguenza divenendo sempre più auto-generato dagli utenti, auto- autodiretto nella definizione del destinatario e auto selezionato nel reperimento delle informazioni e dei contenuti (l’auto comunicazione di massa descritta da Castells, 2009). D’altra parte accanto ai video prodotti da milioni di creatori differenti altre piattaforme come Snapchat hanno fatto la loro fortuna attraverso la diffusione di storie ‘live’ in occasione di grandi eventi musicali e sportivi o come Twitter si sono affermate come fonti di informazione in real time. Su Facebook (capace di intuire i trend rapidamente e trarne profitto come nessun altro) il fenomeno dei video ‘esplode’ fino a superare come n. di visualizzazioni lo stesso Youtube. Così è arrivato il successo delle piattaforme di live streaming su mobile, Periscope tra tutte. Content is the King, quindi, ma purché sia di qualità, originale, visual, sorprendente e ottimamente organizzato (nel senso di curato) in modo essere facilmente reperibile e fruibile.

I più giovani rimangono Trend Setters nel mondo Digitale

I teen ager (14-24 anni) si confermano anticipatori di mode e tendenze anche nell’universo digitale e mobile. A loro è necessario guardare se si vuole stare al passo o addirittura avanti con i tempi.  Così i giovani e gli adolescenti sono stati i primi e i più assidui utilizzatori dei dispositivi mobili che sono divenuti il mezzo principale di comunicazione per essere costantemente connessi con i loro pari tanto che l’87%  afferma che“lo Smartphone è sempre al mio fianco” e l’80%  dichiara”guardo il telefono come prima cosa al risveglio”. Inoltre il loro uso del web è fortemente ‘visual’: Pinterest, Instagram e Snapchat sono i social più frequentati e sono tra i principali creatori di foto e video che postano e condividono direttamente sui social.

L’insieme dei rapidi mutamenti prodotti o comunque supportati dalle nuove forme di connettività digitale e mobile hanno cambiato tutte le sfere sociali, dal lavoro (sia in termini organizzativi e produttivi sia come emergere di nuove professionalità e mutamento di altre), alle relazioni sociali (in famiglia e tra pari), al commercio (con nuove modalità di acquisizione di prodotti e servizi). Di fronte a tutto questo il mondo istituzionale e organizzativo è rimasto, nella maggior parte dei casi, indietro non riuscendo ad adattarsi e a regolare adeguatamente le mutate condizioni sociali. I professionisti della comunicazione e delle relazioni pubbliche assumono allora un ruolo centrale di intermediari per tentare di ‘riconnettere’ i cittadini con  governanti, legislatori e istituzioni. Solo così l’utopia di una cittadinanza digitale con diritti e regole condivise potrà divenire realtà.

Leggi l’articolo (completo di immagini) su ferpi.it http://www.ferpi.it/internet-tutti-i-trend-del-2015/

La Customer Experience online è sempre più istantanea

Una delle risorse più preziose e ambite oggi è sicuramente il tempo o meglio la conquista del tempo sempre più scarso di consumatori e potenziali clienti. Presi come siamo da mille stimoli e richieste differenti, perennemente connessi ma, forse proprio per questo, sempre distratti da notifiche, squilli, messaggi, impegni di ogni genere dobbiamo continuamente negoziare e rinegoziare il tempo destinato agli innumerevoli contenuti a cui siamo sottoposti. Ciò significa che aziende e brand hanno a disposizione solo pochi istanti, attimi per catturare l’attenzione: la sfida è, quindi, cercare di rendere ogni momento significativo riuscendo a comunicare una gratificazione istantanea (instant digital gratification) offrendo, cioè, immediatamente e fin dal primo momento la migliore customer experience possibile .

User_Experience_Design_based_on_data

Zmags ha riunito in una infografica  15 statistiche recenti che aiutano a comprendere meglio l’instant digital gratification e la sua rilevanza:

  1. circa il 55% degli utenti internet usa solo due o tre siti fidati per la ricerca di contenuti e l’acquisto (Carat CCS)
  2. il 41% del pubblico si definisce sopraffatto dalla ricchezza di informazioni presenti sul web, cosa che rende difficile prendere decisioni di acquisto (Carat CCS)
  3. Un altro 26% afferma che c’è così tanta informazione online da rendere arduo trovare quello che stanno cercando quando fanno shopping online (Carat CCS)
  4. il 55% della pagine web ottiene meno di 15 secondi di attenzione (Chartbeat)
  5. il 47% dei consumatori si aspetta che un sito si carichi in due secondi o meno (KISSmetrics)
  6. il 40% abbandona un sito se questo impiega più di 3 secondi per caricarsi (KISSmetrics)
  7. le pagine stanno diventando, però, più pesanti a causa dell’inserimento di contenuti multimediali (video e immagini) che se da un lato sono ritenute più appealing possono da questo punto di vista peggiorare l’esperienza dell’utente: in soli sei mesi sono cresciute del 20% passando da 1.491 KB a 1.795 KB (Web Performance Today)
  8. le immagini rappresentano in media il 56% della dimensione totale delle pagine – circa 1.000 KB per pagina (Web Performance Today)
  9. l’esperienza è tutto: l’80% afferma che “la nostra customer experience è il nostro brand” (SDL/eConsultancy)
  10. il 22% dei responsabili marketing online considera la user experience come il trend più rilevante dell’anno (Perficient)
  11. il 78% delle aziende afferma che cercherà di differenziarsi attraverso la customer experience nel prossimo anno (eConsultancy)
  12. l’offerta di contenuti è cresciuta enormemente: ci sono oltre 2.000 rivenditori online tra cui scegliere (ChiefMarTec)
  13. il 69% dei responsabili marketing si sente sfidato dalla continua mancanza di tempo (MarketingProfs and Content Marketing Institute)
  14. il 30% dei responsabili marketing B2B afferma allo stesso modo che la mancanza di tempo è la loro maggiore criticità (MarketingProfs and Content Marketing Institute)
  15. il 21% dei responsabili marketing B2B spende 15 ore o più a settimana solo per gestire i fornitori di servizi di marketing (MarketingProfs and Content Marketing Institute)

La sfida, quindi, è saper intercettare e rispondere al bisogno momentaneo del cliente/consumatore  fornendo una esperienza gratificante e croos-device. Nel tempo veloce attuale i comunicatori hanno a disposizione solo istanti. Renderli unici e soddisfacenti  significherà, sempre più spesso, distinguersi e riuscire ad emergere nel costante ‘rumore’ di sottofondo costituito dalla marea di contenuti e richiami che affollano il web e le nostre vite.

Articolo originale su Ferpi.it: http://www.ferpi.it/rp-online-la-customer-experience-e-sempre-piu-istantanea/

Periscope e la rivoluzione del livestreaming: usi sociali imprevisti e originali

Fioccano gli utilizzi di Periscope, l’app lanciata da Twitter per il livestreaming, sia da parte dei media mainstream (La Stampa che ha seguito il corteo di #NessunoTocchiMilano) che da semplici utenti. Ancora una volta sono questi ultimi a realizzare usi sociali originali e inaspettati che dimostrano il potenziale rivoluzionario e dirompente delle tecnologie socio-tecniche del web 2.0. E’ il ‘Game of Streaming’ per tutti, come sintetizza efficacemente Lia Celi su Lettera 43, le cui conseguenze sono ancora tutte da vedere….

Una settimana di grandi eventi che hanno visto Periscope protagonista: moltissimi gli accessi e le dirette tramite l’app che hanno testimoniato l’apertura dell’Expo, gli scontri di Milano, le celebrazioni del primo maggio ecc. Emblematico il caso più recente di chi ha affermato di aver visto il ‘match del secolo’ tra Pacquiao e Mayweather attraverso l’app di livestreaming senza pagare la visione dell’evento offerta, a caro prezzo, dalle pay tv. Questa visione condivisa tra utenti, dilettanti o meno, è stata tanto diffusa da scatenare l’entusiasmo di Dick Costolo che ha twittato in modo ironico come a vincere sia stato proprio Periscope! Un nuovo affondo per gli editori e i colossi della tv tradizionale certamente se non addirittura l’affermarsi di una nuova frontiera per la pirateria come afferma Andrea Spinosi Picotti su Social Listening! A prescindere dalla probabile reazione delle tv a pagamento che potrebbero anche sfociare in accordi e partnership con la stessa Twitter questo potrebbe portare (se già non è in atto) ad una modifica delle modalità di fruizione dei contenuti tv: il famoso ‘second screen’ diventerebbe ‘second live screen laddove non ci si limita a commentare ciò che si guarda in tv ma ci si sostituisce ad essa!!

Senza-titolo-2-kCJ--672x351@IlSole24Ore-Web

Al di là di questo tema, che comunque rimanda ad una problematica già presente da tempo sul web ovvero la tutela del copyright e la difficoltà di farsi pagare per i contenuti vista la facilità di accesso (più o meno legittimo) che la rete consente, ho avuto modo di osservare in questo periodo utilizzi svariati e molto spesso tanto originali da andare ben oltre le aspettative degli stessi ideatori come spesso succede con le forme socio-tecniche quali siti e applicazioni di social networking!!

Dalle testimonianze in diretta di semplici cittadini, quotidiani e inviati (nonché di politici come Ivan Scalfarotto … per rispondere a Lia Celi che auspicava una loro assenza tra gli users!) dei disordini a Milano contro l’Expo (#noexpo2015) e della successiva reazione dei milanesi targata #NessunoTocchiMilano (anche qui è significativo che oramai ci si combatta anche a colpi di hashtag !) a interviste molto poco convenzionali come la godibilissima ‘Galardi e Fuggetta spiegano in automobile l’agenda digitale’ di Stefano Epifani, alla diffusione di eventi di ogni tipo come il ‘Job Speed date’ organizzato da Cultura Lavoro….Tutto questo testimonia un fervore creativo che, se certamente si presta anche a usi banali e irrilevanti ai più, però apre la strada anche a nuove forme di produzione dei contenuti e di diffusione che hanno un potenziale dirompente se non rivoluzionario!

epifani su periscope

 

Mentre Periscope si gode questo momento di gloria che gli ha fruttato, tra l’altro, 1 milione di iscritti in soli 10 giorni, Meerkat ha anticipato nuovamente il suo concorrente presentando il supporto, ancora in beta, per utenti Android e per Facebook. In tal modo l’app si propone di ampliare il suo pubblico allontanandosi da Twitter, che gli aveva limitato l’accesso al grafo sociale proprio a favore di Periscope, e cercando di sfruttare la popolarità e i numeri del gigante dei social networks!

Solo l’osservazione attenta e analitica potrà rivelare quanto e quali di queste pratiche si affermeranno e le conseguenze socio-tecniche (nonché di business) che apporteranno. I veri ‘winners’ saranno loro!!!