Perché l’advertising delle PMI non deve limitarsi a Facebook

Troppo spesso il Social Media Marketing delle aziende (in particolare quelle medio piccole) è sinonimo di Facebook. Certamente la piattaforma di Zuckerberg ha trainato il settore e per molti versi continua a dominarlo (soprattutto via mobile). Tuttavia  è importante riflettere sui cambiamenti che sta subendo la piattaforma  primo fra tutti il drastico calo della reach organica a causa delle modifiche al famoso Edge Rank  l’algoritmo che ha limitato notevolmente la visibilità dei post sui newsfeed degli utenti. Analizziamo insieme, quindi, perché i brand grandi e piccoli devono cominciare a guardare oltre Facebook per investire in modo consapevole in base agli obiettivi di marketing e di comunicazione.

Sono 30 milioni le aziende (2 milioni le PMI) che usano Facebook in tutto il mondo per promuovere i propri prodotti e servizi come riportato dallo stesso country manager di  Fb Italia Luca Colombo. Il comunicato della compagnia individua tre motivi che spiegherebbero le ragioni del successo tra le piccole aziende:

  1. la facilità degli strumenti messi a disposizione: su questo Fb sta investendo da tempo (dalla semplicità dei post sponsorizzati, all’introduzione del tasto Vendi per i gruppi fino al lancio recente della nuova app Ads Manager) consapevole del fatto che aprire le opportunità di advertising alla ‘lunga coda’ di piccole e medie realtà imprenditoriali significa guadagnare da budget piccoli ma molto numerosi .
  2. l’uso da mobile: secondo i dati forniti dalla piattaforma ben i 2/3 delle pagine attive delle PMI su Fb sono state visitate da dispositivo mobile. Il sito social è consapevole di avere i numeri per dominare in questo settore: sono 21 milioni gli utenti che accedono in mobilità al mese e ben 16 milioni quotidianamente(fonte vincos), 17 secondo i dati forniti dalla compagnia. Numeri ancora più significati in un contesto come quello italiano caratterizzato da una generale situazione di arretratezza tecnologica. Il rapporto 2015 del DESI rilasciato dalla Commissione Europea vede l’Italia agli ultimi posti nel digitale per diffusione delle connessioni a banda larga, uso di Internet e competenze degli utenti. Anche le imprese italiane sono in ritardo nel ricorso a tecnologie digitali (solo il 5,1% delle PMI usa l’e-commerce,che rappresenta appena il 4,8% del fatturato complessivo delle imprese italiane). Tuttavia sappiamo bene che, invece, primeggiamo come penetrazione dei dispositivi mobili e accesso ai siti di social network in particolare per il consumo di video e giochi.
  3. l’efficacia delle inserzioni pubblicitarie: anche qui la società di Zuckerberg può contare su una mole incredibili di dati e di una penetrazione altissima che consentono alle aziende di raggiungere target estremamente mirati ottenendo grande visibilità.

Pubblicità su FB : bene se punti a visibilità (soprattutto da mobile) male se cerchi l’interazione

Fin qui tutto bene ….ma ci sono alcuni ma da considerare primo fra tutti la consapevolezza oramai diffusa che Facebook non è più (da diverso tempo) una piattaforma di Organic Reach bensì una società quotata in borsa che deve fare fatturato e che si sta modificando nel tempo proprio per raggiungere questo obiettivo. Se la famosa modifica dell’algoritmo che ha ridotto la visibilità dei post delle pagine viene spiegata (in parte a ragione) con la necessità di salvaguardare la qualità del newsfeed degli utenti, che altrimenti sarebbero sommersi da una mole troppo alta di aggiornamenti impossibili da seguire, questo ha determinato però l’obbligo di pagare non solo per acquisire nuovi clienti ma anche per entrare in relazione con quelli già posseduti (come ben evidenzia questo articolo di ninja marketing).

Inoltre una seconda tendenza è il progressivo calo degli utenti attivi che ne fanno sempre meno un luogo di interazione (che si sposta sulle app di messaggistica) e sempre più di consumo multimediale passivo (di video soprattutto). Secondo una ricerca di GlobalWebIndex nel 2014, solo il 52% degli utenti si è definita attiva sul social rispetto al 70% del 2012. Inoltre questa diminuzione sarebbe correlata all’aumento dell’utilizzo da mobile. Anche l’agenzia di Chicago JSH&A cita tra i 5 trend del Social Media Marketing per il 2015 il fatto che Facebook non è più il Re dell’ engagement scalzato da social visivi come Instagram (cresciuto del 416% in soli due anni). I numeri di quest’ultima app (condivisi da SalesForce in una infografica) parlano di una crescita impressionante : 300 milioni di utenti attivi al mese; 30 miliardi di foto condivise dal 2010 (anno della nascita) ad oggi; 2.5 miliardi di like al giorno…

JSHA-2015-Social-Marketing-Trends-Infographic1

In altre parole Facebook si starebbe differenziando: offrendo, da un lato, una piattaforma generalista multimediale (non più o non solo social) dai grandi numeri dove gli utenti possono aggiornarsi e informarsi sulle novità nel mondo e nella loro rete sociale e i brand raggiungono visibilità a pagamento e, dall’altro, app verticali dedicate deputate all’interazione (vedi Whatsapp o Fb Messenger per le conversazioni personali) e al coinvolgimento basato sulla qualità dei contenuti anziché sul budget a disposizione (almeno per ora).

Tutto ciò non significa abbandonare Facebook ma farne un uso consapevole basato sulla conoscenza dei plus del sito ad oggi . Quindi ben venga il Paid Reach se finalizzato a:

fare CRM : la pagina Fb si presta bene a essere utilizzata come strumento per gestire i clienti acquisiti, non solo per fornire assistenza e supporto, ma anche e soprattutto per generare ulteriore valore dalla relazione continua con il consumatore (sconti, promozioni ecc)

veicolare traffico al sito web: i canali social sono oramai la prima fonte di traffico ai siti web e quindi pagare per diffondere i propri contenuti anche su queste piattaforme si può rivelare una strategia vincente soprattutto se basata su una corretta integrazione tra sito e pagina Fb. Ciò vale soprattutto per i media online come testate e giornali se, come ben rileva in questo articolo Wired, la percezione dei brand (e quindi anche dei giornali) si è spostata su Facebook.

raggiungere il pubblico in mobilità: vista l’alta utilizzo da dispositivo mobile è sicuramente un ottimo modo per rendersi visibili e raggiungere il proprio target in un ottica multi dispositivo e always on.

Voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza di uso di questo social? Come lo integrate nella vostra strategia di comunicazione?

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3 thoughts on “Perché l’advertising delle PMI non deve limitarsi a Facebook

  1. Facebook credo è il meno meritocratico tra i social ed è, a mio avviso, quasi intasato di contenuti… Però soprattutto le PMI vogliono esserci, e la domanda costante dei clienti è: “ci siete su Facebook?”. Quindi, malgrado non mi faccia impazzire, credo che vada ancora inserito in una strategia di marketing, non pensi?

    1. Sono d’accordo. Mai dimenticare l’obiettivo che si ha però… esserci per esserci non ha molto senso. Collezionare like non serve a nulla. E’ bene inserirlo essendo consapevoli di limiti e opportunità della piattaforma, non credi?

      1. Sì, esatto! Anche se di collezionisti di like è pieno il mondo. Ragionano con il like in testa e poi ti dicono:”ho tanti like ma nessuna conversione, strano..”!

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